Un antico mestiere che risale al XVII secolo ma che si coniuga oggi con le più moderne tecnologie per assicurare impianti fumari efficienti e scongiurare incidenti e disturbi fisici. Una professione, però, che manca di adeguato riconoscimento
Archiviata l’immagine stereotipata dello spazzacamino delle favole – quello per intenderci che si calava con i suoi attrezzi nelle canne fumarie e ne usciva tutto sporco di fuliggine – oggi chi svolge questo mestiere si chiama ‘Maestro spazzacamino’, manutentore e verificatore di impianti fumari.
Una professione che attinge, certo, all’antica arte del mestiere di spazzacamino nato proprio in Italia nel XVII secolo. Le più famose famiglie di spazzacamini si sono formate nelle regioni Piemonte, Trentino e Veneto e sono successivamente emigrate in Francia, Germania e Ungheria, esportando il loro sapere. Si trattava di un mestiere stagionale che impiegava anche i bambini in virtù della piccola ed esile corporatura che poteva meglio accedere all’interno delle canne fumarie.
Oggi gli spazzacamini, oltre alle tecniche e utensili della tradizione, si servono anche della tecnologia: video ispezioni per valutare lo stato dell’impianto, strumenti per l’analisi dei fumi, piattaforme aeree, auto sollevanti e a colonna e così via. Sono, poi, molto cambiati gli impianti di riscaldamento delle abitazioni nei secoli, quindi, oltre ad intervenire sui classici caminetti e stufe, gli spazzacamini si occupano anche di termocamini ed impianti di combustione ed evacuazione dei fumi.
Sono tecnici professionisti che hanno alle spalle corsi di formazione organizzati dalla Scuola FUSPA, per la formazione e l’aggiornamento di tecnici fumisti, Maestri spazzacamini e aziende del settore fumisteria. In linea con le direttive dell’Unione europea, imparano ad affrontare le problematiche della posa in opera, della manutenzione e della sicurezza dell’utente, oltre ad apprendere gli accorgimenti necessari a contenere l’inquinamento atmosferico e a favorire il risparmio energetico.
A tal proposito, l’ANFUS, l’Associazione nazionale che raccoglie e rappresenta in Italia e all’estero la categoria lancia l’allarme sul “grave stato delle canne fumarie in Italia e la gravissima assenza di tutela della professione”. Secondo uno studio realizzato dall’ANFUS, una scarsa o cattiva manutenzione degli impianti produce conseguenze negative sull’ambiente, sulla sicurezza e sulla salute. La Legge attualmente impone a chi ha un caminetto o una stufa in casa, di effettuarne la pulizia una volta ogni tre anni, salvo rare disposizioni comunali.
Ma gli spazzacamini ritengono, per esperienza, che un controllo annuale prima della stagione invernale aiuta a ridurre l’inquinamento atmosferico, a contenere gli incendi degli impianti e, quindi a diminuire i casi mortali stimati intorno alle 150 unità, nonché a scongiurare disturbi visivi, mal di testa, angine, tachicardie e asma, imputabili ad impianti fumari manomessi o semplicemente sporchi.
In occasione del recente raduno nazionale degli spazzacamini nella Valle Vigezzo, uno dei luoghi di origine della figura della spazzacamino, la categoria ha colto l’occasione per denunciare “il vuoto legislativo in materia di manutenzione degli impianti ed la conseguente assenza di riconoscimento della figura professionale del Maestro spazzacamino, tecnico specializzato”. Un riconoscimento che, al momento, avviene nei fatti.
Negli ultimi anni, infatti, alcuni comandi dei Vigili del Fuoco hanno stretto una collaborazione con gli Spazzacamini, riconoscendone l’importanza “quale tecnici che sovrintendono alla manutenzione e al controllo dell’impianto di evacuazione dei fumi per gli impianti di riscaldamento alimentati a pellet (prodotto biocompatibile ricavato dalla lavorazione della segatura del legno) e/o a legna, che contribuisce ad una drastica riduzione degli incendi dei tetti”.
Fonte: nannimagazine.it
Tags: posa stufa a pellet, pulizia camini, pulizia canna fumaria, spazzacamino, videoispezioni canne fumarie
L’estate è ormai giunta al termine e l’autunno è alle porte, arrivano i primi freddi, le giornate si accorciano, la natura si veste di un manto dorato, le foglie si tingono di rosso e di giallo, il sole si fa leggero e misterioso, gli alberi con le loro forme e i colori donano ai nostri paesaggi un’atmosfera estremamente pittoresca e romantica…
Appartiene alla famiglia delle Fagaceae che comprende specie arboree e arbustive originarie dell’Europa.
Appartiene alla famiglia delle Betulaceae, comprende oltre 40 specie originarie dell’emisfero nordico, in special modo le zone scandinave.
Appartiene alla famiglia delle Pinaceae.
Il castagno è una pianta a portamento arboreo, con chioma espansa e rotondeggiante e altezza variabile, secondo le condizioni, dai 10 ai 30 metri.
E’un genere di piante arboree della famiglia Salicaceae che comprende una trentina di specie comunemente note come pioppi.
Al genere appartengono circa 450 specie di piante rustiche, può raggiungere in condizioni ottimali i 20-30 metri di altezza.
Appartiene alla famiglia delle Ulmaceae.
Juglans è un genere di piante angiosperme dicotiledoni della famiglia delle Juglandaceae, comunemente note come noci.
E’ un ottimo legno da ardere per cuocere i cibi al forno, non è particolarmente adatto al riscaldamento.
È una pianta molto longeva: in condizioni climatiche favorevoli può vivere anche mille anni. Le radici, per lo più di tipo avventizio, sono molto superficiali ed espanse, in genere non si spingono mai oltre i 60–100 cm di profondità. L’olivo è un ottimo legno da ardere, appartiene infatti alla famiglia delle olacee. Può bruciare anche verde grazie all’olio che contiene al suo interno che lo porta a emanare una fragranza aromatica durante la combustione. Un albero di olivo arriva a circa 15m. di altezza, il tronco è nodoso e sinuoso mentre la corteccia si presenta liscia. È una pianta sempreverde, la cui attività è pressoché continua con attenuazione nel periodo invernale. Le foglie sono opposte, coriacee, semplici, intere, ellittico-lanceolate, con picciolo corto e margine intero, spesso revoluto. La pagina inferiore è di colore bianco-argenteo per la presenza di peli squamiformi. Le gemme sono per lo più di tipo ascellare. Nel solo Mediterraneo ci sono più di 1000 tipi genetici di olivo. La propagazione vegetativa circoscritta nei singoli territori per centinaia di anni ha determinato l’evoluzione di un numero elevato di ecotipi e cultivar. In Italia sono presenti circa 500 tipi genetici. E’ perfetto per cuocere pizze e focacce.
Si presta molto bene alla cottura dei cibi essendo un legno aromatico.
Ci sono approssimativamente 1300 specie di Acacia al mondo, di cui circa 960 originarie dell’ Australia e le rimanenti diffuse nelle regioni calde e a clima tropicale di entrambi gli emisferi, in Africa, nel sud-est asiatico e nelle Americhe. Pianta che appartiene alla stessa famiglia della mimosa. L’acacia africana ha sui rami spine acuminate e possiede radici che possono spingersi fino a 50 m nel sottosuolo. La Massoneria ha scelto come simbolo floreale l’acacia, in quanto ritenuta pianticella vigorosa e gentile simbolo di immortalità e purezza, che non appassisce mai durante il corso delle stagioni eppure si rinnova sempre. Ha il significato di innocenza; l’acacia bianca è simbolo di amore platonico. L’acacia è l’albero che forniva il sacro legno Shittim degli Ebrei. Appartiene alla famiglia delle Mimosaceae. Il legno è di colore giallo rossastro, la corteccia è spessa e fassurata, il tronco può arrivare anche a un metro di diametro, è resistente all’umidità, è pieghevole e si presta facilmente alla lavorazione. E’ un tipo di Legno molto indicato da ardere, bruciando lentamente, mantiene a lungo la fiamma viva.
Sul mercato sono presenti molte tipologie di comignioli per il camino, alcune di queste funzionano positivamente, altre invece hanno delle ristrettive e non possono essere utilizzate per gli apparecchi a “fiamma viva”.
In alcuni casi il comignolo può rivelarsi una buona opzione per impedire le infestazioni di insetti e uccelli, inoltre, blocca l’accesso all’acqua in caso di piogge.
Per accendere un camino in modo sicuro e corretto è necessario innanzitutto che il legno da bruciare sia asciutto.

















